Partiamo dall' Australia, sempre più nuova terra promessa del ciclismo, dove il Tour Down Under giungeva alla sua quattordicesima edizione. Ormai una corsa consolidata, come la sua posizione all' interno del World Tour, con un percorso che ha avuto sempre poco da offrire per quelli che velocisti non sono, ma che quest' anno, per fare il salto di qualità, prevedeva un arrivo in salita, niente a che vedere con lo Zoncolan ovvio, però pur sempre un arrivo in salita dopo 3km di ascesa al 6-7% di pendenza media.
Alla viglia i gradi di favoriti li avevano indosso sicuramente Simon Gerrans, fresco campione nazionale (australiano, ndr), Alejandro Valverde che tornava alle corse dopo 2 anni di squalifica e Edvald Boasson Hagen, da cui ci si attende sempre molto, visti anche gli exploit dell' anno scorso al Tour de France.
Le danze si sono aperte con un gustoso antipasto, il Tour Down Under Classic, 90km in un circuito, con la città di Adelaide e migliaia di spettatori dietro le transenne a fare da sfondo. Terreno per velocisti, e il più in forma del momento non si è fatto aspettare, André Greipel ha timbrato la sua prima ma non ultima vittoria in terra australiana, battendo in volata Boasson Hagen e Haussler.
Il vero Tour Down Under è iniziato due giorni dopo, ed il copione della prima tappa ha ricalcato quello del "Classic", solo stavolta a cambiare erano il secondo e terzo, rispettivamente Petacchi e Hutarovich.
Il tedesco della Lotto si è imposto in egual maniera anche nella 3a e 6a (ultima) tappa, dimostrando di essere il velocista più in forma del momento, la sfida a Mark Cavendish, nell' anno delle Olimpiadi, è lanciata.
La 2a tappa ha visto la vittoria in solitaria di William Clarke, componente della team nazionale australiano, dopo una fuga di circa 150km, praticamente un' intera tappa in fuga, mentre nella 4a si è imposto lo spagnolo Oscar Freire, al primo anno con la Katusha, e forse alla sua ultima stagione tra i pro, una carriera da chiudere in bellezza, anche per lui con vista Olimpiadi e Mondiali (sarebbe il quarto riuscisse a vincerlo, ndr).
La 5a tappa, la tappa regina di questo Tour Down Under, era quella che tutti attendevano, finalmente un arrivo in salita, finalmente un pò di fuochi d' artificio che è lecito attendersi quando vi sono dei campioni in corsa, e così è stato.
A parte un Boasson Hagen un pò affaticato nell' ascesa finale, ancora non in gran forma il norvegese (ma siam pur sempre a gennaio), anche se alla fine vincitore della classifica a punti grazie ai buoni piazzamenti ottenuti durante tutto il TDU, gli altri 2 favoriti della vigilia, Gerrans e Valverde, non si sono fatti desiderare, e dopo aver tenuto bene per tutta la salita, ai 200m dal traguardo l' australiano ha provato a sorprendere Valverde anticipandolo con un grande scatto, lo spagnolo però non ha perso la ruota dell' avversario ed è riuscito a sopravanzarlo di quei pochi cm che bastavano giusto pochi attimi prima di raggiungere il traguardo.
Vittoria di misura di Valverde, ma di estrema importanza, dopo 2 anni di lontananza dalle corse che contano nemmeno lui si aspettava di poter competere già a certi livelli, tante lacrime (di gioia e liberazione) per il murciano ma anche la forte consapevolezza di essere tornato, e non per fare numero, e così come Cavendish dovrà guardarsi bene da Greipel, quest' anno anche Philippe Gilbert avrà un fenomeno in più a cui prestare attenzione, un' altra sfida è lanciata, quella per il dominio delle Ardenne.
Nonostante il secondo posto, grazie però ai migliori piazzamenti, Simon Gerrans conquista la maglia di leader, che mantiene agevolmente anche nell' ultima tappa. Nessuna vittoria di tappa per la neonata GreenEdge, ma con la classifica generale conquistata da Gerrans, direi che l' inizio di stagione è da considerarsi più che soddisfacente.





































































